Jean-Marc Boivin: Un'Icona dell'Alpinismo Moderno e delle Discipline Estreme

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Jean-Marc Boivin, figura leggendaria dell'alpinismo mondiale, è nato nel 1951, un anno memorabile per le conquiste montane, come l'apertura della storica via Bonatti-Ghigo al Grand Capucin. Per Boivin, il massiccio del Monte Bianco rappresentava un terreno di gioco privilegiato, dove le imprese di Bonatti, il 're delle Alpi', divennero per lui ispirazione per sfide personali, affrontate con velocità e spesso in solitaria. Mentre Bonatti dominava la scena tra gli anni '50 e '70, Boivin emerse come protagonista nei due decenni successivi, un periodo che vide l'evoluzione dell'arrampicata su misto, la nascita dell'arrampicata sportiva e lo sci estremo, favorito dai progressi tecnologici e dal crescente supporto degli sponsor. La sua carriera iniziò a soli 16 anni, scalando con il padre e il Club Alpino Francese. Dopo un breve periodo accademico e lavorativo, Boivin abbandonò gli studi per dedicarsi completamente alla montagna, diventando un vero 'professionista dell'avventura'.

La sua sete di esplorazione non conosceva confini, spingendolo dall'alpinismo allo sci ripido, dal paracadutismo alla vela, dall'arrampicata sportiva alle immersioni, spesso combinate in imprese mozzafiato. La sua abilità sulla neve fu evidente nel 1972, quando si classificò quarto nel campionato nazionale di sci, prima di servire nell'esercito a Briançon. Le sue discese estreme, come la prima dalla parete sud del Dru e quelle del 1977 dal Col De Peuterey, dalla nord della Grande Casse e dalla ovest del Mont Mallet, sono ancora oggi considerate epiche. Boivin fu anche un pioniere del 'piolet-traction', un metodo di progressione frontale con ramponi e piccozze, aprendo vie come il Supercouloir al Mont Blanc du Tacul. Amava la velocità, come dimostra la sua ascensione solitaria di 2 ore e 45 minuti sul Linceul alle Grandes Jorasses nel 1977. Nello stesso anno ottenne il titolo di Guida Alpina e nel 1980 quello di Maestro Internazionale di Sci, certificando le sue eccezionali capacità. Celebre la sua discesa della parete est del Cervino e la successiva risalita solitaria della via Schmid in sole 4 ore e 10 minuti, seguita da un lancio in deltaplano dalla vetta. Le sue imprese includono concatenamenti audaci, come la salita di quattro pareti nord in solitaria in un solo giorno nel 1986.

Oltre alle sue straordinarie imprese, Boivin era un uomo con i piedi per terra, che manteneva la sua famiglia lavorando come Guida Alpina, Maestro di Sci, fotografo, regista e istruttore di parapendio e deltaplano. Era un alpinista moderno, non solo per le sue sfide basate su velocità e leggerezza, ma anche per il suo coinvolgimento a 360 gradi nel mondo della montagna. Il suo amore per il volo lo portò a compiere imprese aeree straordinarie, come i voli dal K2 e dal Gasherbrum II, culminati nel lancio in parapendio dalla vetta dell'Everest nel 1988. Questa ricerca di emozioni forti e di spettacolarità lo condusse al base jump, con salti iconici dalle Alpi e dal Salto Angel in Venezuela nel 1990. Fu proprio durante un secondo lancio dal Salto Angel, per soccorrere un'altra base jumper, che Jean-Marc Boivin perse la vita il 17 febbraio 1990, a causa di un'emorragia interna. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nel mondo dell'alpinismo, ma la sua eredità come ponte tra diverse generazioni di scalatori e innovatore delle discipline estreme continua a ispirare, dimostrando che i sogni possono superare qualsiasi vetta.

Jean-Marc Boivin ha incarnato l'essenza della passione e del coraggio, spingendosi oltre i limiti convenzionali della montagna. La sua vita è stata una testimonianza della capacità umana di trasformare le proprie aspirazioni più audaci in realtà, ispirando innumerevoli persone a seguire le proprie inclinazioni con dedizione e determinazione. La sua figura ci ricorda che, con una visione chiara e un impegno incrollabile, si possono raggiungere vette inimmaginabili, sia letteralmente che metaforicamente, contribuendo a un progresso positivo e stimolante per tutti.

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